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Hugo, la mascotte

La vera storia di “Hugo”, la mascotte delle manifestazioni di atletica a Bressanone, è nata tanti, tanti anni fa. Quanti, esattamente, lo sa solo Peter Brugger, il capo dei custodi della zona sportiva di Bressanone che definire “tuttofare” è, ovviamente, riduttivo.

Peter è uno che della zona sportiva sa tutto, anche dove nidificavano i rospi (in un tombino, vicino al laghetto). Uno che la pista l’avrebbe preferita rossa (“Sono così in tutto il mondo…”) ma che continua a spremersi perché tutto riesca al meglio. Ma Hugo, gli abbiamo chiesto,  è solo un personaggio di fantasia?

“No, no, Hugo è esistito davvero. E ci ha fatto diventare matti. Abbiamo cercato di cacciarlo in tutti modi. L’abbiamo preso a pistolettate (a salve), lo abbiamo bombardato con gli idranti, ma ha sempre vinto lui. Così abbiamo cercato di cambiare tattica, di conviverci e, adesso, gli eredi di Hugo, una trentina, non disturbano più di tanto. A dire il vero – ha concluso – ci ha aiutato anche a liberare l’intera zona dai nidi di maggiolini di cui era ghiotto”. Ma perché, gli abbiamo chiesto ancora, proprio Hugo? “La verità è che avevo un compagno di scuola insopportabile. Rompeva sempre e… si chiamava Hugo (risata)”.

A farlo diventare la mascotte delle tante manifestazioni di atletica ospitate a Bressanone è stata la magica penna di Mauro Fattor, uno che ha lavorato anche per la Disney e che, quando insegnava al Liceo di Bressanone, s’inventò Hugo che correva, che lanciava, che saltava e che, adesso, ricorderà a tutti la prima edizione italiana, ed ovviamente altoatesina, dei Mondiali U-18.